Fece scorrere la mano lungo la ruga che gli sovrastava la fronte
andando a solcare
quella che un tempo era una pianura liscissima.
Si scrutò a lungo, sgranò gli occhi, si commosse.
Perché piango?
Non c'è ne motivo. Sono felice, no?
No.
Non era felice, era triste, tristissimo.
Si tirò indietro i capelli scoprendo qualche radice biancastra
tra un vecchio nero corvino.
Un'altra lacrima.
Guardò oltre il vetro della finestra del bagno.
Il buio dell'alba era ancor più nero di quello della notte.
Era più pesante perché sapeva che un altro giorno aveva inizio.
No, non ce l'avrebbe fatta...
Estrasse tutti i medicinali dal mobiletto e si sedette sul bordo
della vasca. Sospirò a lungo..
Si studiò le mani, venose, segnate anch'esse dal trascorrere del
tempo.
Dondolò la testa quasi volesse negare se stesso..
Prese la prima pillola a secco, si lasciò molle sul marmo
bianco, la testa leggera.
In mano la seconda goccia verso il buio.
Poi ad un tratto una
voce: "papà farò tardi a scuola perché non esci?"
Gettò a terra il confetto
bianco e si levò dal torpore: "arrivo tesoro,arrivo"
Evitò lo specchio e uscì dalla porta.